Progetto pilota a Shanghai: storia di un successo!

La Cina funziona in maniera diversa rispetto alla Svizzera, per questo è una destinazione interessante per i progetti di mobilità. Per tre settimane, 27 persone in formazione in ambito TIC dei Cantoni di Lucerna, Zugo, Sciaffusa e Zurigo sono volate a Shanghai. Un progetto reso possibile dal programma pilota internazionale 2018–2020 di Movetia, dedicato agli istituti di formazione svizzeri interessati a sperimentare forme di cooperazione innovative e nuove idee di mobilità, oltre i confini europei.

A separarle non ci sono solo 9 000 km e 12 ore di volo: la città di Zurigo e la metropoli cinese di Shanghai sembrano appartenere a due mondi diversi. Una realtà tutta da scoprire per i 27 partecipanti svizzeri. «Movetia era convinta della struttura innovativa del progetto pilota “Settimane di progetto TIC a Shanghai” promosso dal Mittelschul- und Berufsbildungsamt del Cantone di Zurigo. I partecipanti hanno potuto lavorare in aziende locali, dove hanno collaborato in teams di 3–7 apprendisti su diversi progetti IT e erano in contatto diretto con i clienti», ecco il concetto del progetto secondo Christophe Bettin, responsabile del settore formazione professionale presso Movetia. In pratica i 27 hanno dovuto cavarsela in un ambiente sconosciuto, dinamico e anglofono, dovendo dar prova di grande flessibilità. Un’esperienza che ha permesso ai partecipanti di accrescere le proprie competenze in vari settori e dimostrare di essere a proprio agio in un ambiente interculturale.

Grazie alla collaborazione intercantonale e al coinvolgimento di diverse scuole professionali, il progetto Shanghai TIC promosso da Movetia si è rivelato estremamente vantaggioso: ha permesso di gettare nuove basi, unire risorse e rafforzare efficacemente le competenze. «Questa struttura ha un carattere innovativo e crea sinergie tra i vari attori della formazione professionale. Ciò rende il progetto duraturo e applicabile ad altre scuole e ambiti professionali», afferma Christophe Bettin.

La prima impressione

Tre protagonisti di quest’avventura, Cyrill Näf, Antoine Gähwiler e Thomas Gassmann raccontano le loro esperienze. «C’è molto di più di tutto: più persone, più traffico, più biciclette e più negozi», racconta Antoine Gähwiler aggiungendo che Cina e Svizzera, oltre che a livello linguistico e culturale, si differenziano notevolmente anche in ambito politico ed economico. Appena scesi dall’aereo i tre affrontano il loro primo shock culturale, quello che Cyrill Näf chiama «la follia del controllo», che li accompagnerà durante le tre settimane di soggiorno. Dopo aver scansionato il passaporto, le impronte digitali, compilato scartoffie ed essere passati attraverso riconoscimento facciale e controlli di sicurezza, i giovani svizzeri possono finalmente misurarsi con l’immensità della megalopoli cinese.

Un mondo tecnologico in pieno fermento

L’avventura cinese si rivela già da subito particolarmente affascinante per le tre persone in formazione TIC. «La Cina è anni avanti rispetto al resto del mondo in molti settori delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Anni di divieto delle applicazioni e dei siti web occidentali hanno favorito la nascita di un’industria informatica totalmente indipendente e innovativa», racconta Thomas Gassmann. La cosa più impressionante è che si può pagare qualsiasi cosa con un’applicazione per smartphone senza usare il contante. «Su questo la Svizzera avrebbe molto da imparare», sottolinea Antoine Gähwiler. Per affrontare le tre settimane di progetto, i ragazzi hanno dovuto far ricorso alle loro capacità di adattamento, Cyrill Näf racconta infatti che «abbiamo dovuto confrontarci con un metodo di lavoro completamente nuovo.»

Rientro in Svizzera con un bagaglio ricco di nuove competenze e spunti preziosi

Questa diversa cultura del lavoro ha permesso ai partecipanti di acquisire un’ampia gamma di competenze professionali e personali. Il valore aggiunto di questo progetto è quindi inestimabile per i giovani talenti svizzeri, che avranno sempre più spesso a che fare con attori internazionali, come sottolinea giustamente Antoine Gähwiler:  «poiché la Svizzera è un paese esportatore, in futuro dovremo rafforzare ancora di più la collaborazione con la Cina e i suoi partner». Al rientro in Svizzera, i partecipanti hanno condiviso le esperienze vissute con la loro azienda formatrice che beneficia così di una forza lavoro motivata, competente e innovativa.

Un vantaggio per le aziende formatrici

Beat Gauderon, direttore di bildxzug, azienda che forma più di 140 persone in formazione, ha compreso rapidamente il valore di questo tipo di mobilità e da allora si è impegnato a promuovere nella sua azienda gli stage all’estero. È infatti convinto che «la collaborazione con esperti di altre regioni, l’apprendimento di una lingua in un contesto straniero e la possibilità di conoscere da vicino una cultura sconosciuta sono elementi preziosi nella formazione complessiva di questi giovani.» Al suo ritorno, la persona è più indipendente, più sicura: una ventata d’aria fresca per azienda e colleghi svizzeri.